Tea Party nel sangue
Gli Stati Uniti sono un paese per intransigenti. Lo dimostra la storia
Perché non possiamo andare tutti d’accordo?”. Il celebre appello di Rodney King viene ribadito oggi da molti americani di tutte le parti politiche. La loro domanda riflette qualcosa di concreto: una politica che è più iper partigiana, aspra e abrasiva che in passato. Il punto di riferimento storico sono gli anni Cinquanta e Sessanta, quando i baby boomer, che oggi sono gli arbitri del discorso politico, stavano diventando grandi. Io chiamo questo periodo “Midcentury Moment”. di Michael Barone
6 AGO 20

Perché non possiamo andare tutti d’accordo?”. Il celebre appello di Rodney King viene ribadito oggi da molti americani di tutte le parti politiche. La loro domanda riflette qualcosa di concreto: una politica che è più iper partigiana, aspra e abrasiva che in passato. Il punto di riferimento storico sono gli anni Cinquanta e Sessanta, quando i baby boomer, che oggi sono gli arbitri del discorso politico, stavano diventando grandi. Io chiamo questo periodo “Midcentury Moment”. Quella era un’America che in generale appariva unita da valori comuni, modellati dalle esperienze condivise della deprivazione figlia della Grande depressione degli anni Trenta, della mobilitazione di massa in tempo di guerra durante i Quaranta e dell’inaspettata prosperità del Dopoguerra nei Cinquanta. Durante il Midcentury Moment, i politici a Washington si riunivano alle cinque del pomeriggio per sorseggiare bourbon allungato con acqua nelle stanze più riparate del Campidoglio e poi scodellavano compromessi bipartisan il giorno successivo. Amicizie genuine e una comunicazione costante attraversavano le linee partitiche, nonostante grandi ostilità (ricordate che questa fu anche l’èra di Joe McCarthy). E allora perché oggi i politici non riescono ad accordarsi come facevano spesso a quell’epoca? Vedo tre motivi.
1) Le preghiere degli scienziati politici sono state esaudite. Durante il Midcentury Moment, i liberal del nord-est (con significative constituency tra lavoratori sindacalizzati ed ebrei) e i conservatori del Midwest coesistevano nel Partito repubblicano. I conservatori del sud (l’elettorato bianco), i liberal del nord e i potentati delle metropoli erano amalgamati nel Partito democratico. Questa conformazione ha reso più semplice tirare avanti attraverso i confini ideologici e partitici: il senatore liberal repubblicano Jacob Javits si alleò con il senatore liberal democratico Hubert Humphrey sui diritti civili, mentre Humphrey appoggiava il senatore democratico del sud Richard Russell (contrario ai diritti civili) sui sussidi alle aziende agricole. Tuttavia a quel tempo gli scienziati politici e gli opinionisti tacciavano la politica americana di irrazionalità. Di sicuro sarebbe stato più ordinato avere un partito schiettamente liberal e uno marcatamente conservatore, consentendo agli elettori una scelta chiara. La società di sondaggi Gallup ha ripetutamente chiesto agli elettori se fossero favorevoli a un simile riallineamento, e circa la metà di loro disse di sì. Bene, il riallineamento è in atto. I democratici ora sono coerentemente un partito liberal, i repubblicani sono più coerentemente conservatori che in passato – sebbene soggetti a esplosioni di incoerenza, come durante la recente battaglia dello shutdown. (segue dalla prima pagina)
Il risultato è che ci sono meno questioni di fondo che generano controversie tali da spingere gli eletti a varcare i confini dei rispettivi partiti.
Il risultato è che ci sono meno questioni di fondo che generano controversie tali da spingere gli eletti a varcare i confini dei rispettivi partiti.
2) Sono sparite le generazioni che hanno vissuto la Grande depressione e hanno visto il mondo in guerra. Gli elettori con una memoria vivida degli anni Trenta e Quaranta erano propensi a dare ampio consenso a presidenti che sembravano intenzionati a produrre pace sociale e prosperità: il 57 per cento votò per Dwight Eisenhower, il 61 per Lyndon Johnson nel 1964 e nel 1972, il 59 per Ronald Reagan nel 1984. Maggioranze così ampie diedero almeno l’apparenza del consenso. Dal 1984 in poi sono via via diminuiti gli elettori con una conoscenza diretta dell’èra precedente, rendendo il consenso più sfuggente e vago. La percentuale più alta di suffragi ottenuta dopo il 1984 è stata il 53 per cento di George H. W. Bush nel 1988 e di Barack Obama nel 2008, entrambi rieletti con una percentuale inferiore quattro anni dopo. Il consenso è diventato sfuggente in un elettorato privo della memoria condivisa del Midcentury Moment.
3) Frammentazione culturale. Per circa cinquant’anni l’America ha condiviso una cultura popolare universale – la radio, i film e la televisione. La diffusione capillare di questi media era incredibile. Nel 1932 il 61 per cento delle famiglie americane aveva una radio, il 23 per cento in più rispetto al 1928. Nel 1930, quando i film col sonoro presero piede, andavano al cinema 90 milioni di persone alla settimana, mentre l’intera popolazione era di 123 milioni. I proprietari di un apparecchio televisivo crebbero del 9 per cento della popolazione complessiva del 1950 all’88 per cento del 1960. Con soltanto tre o quattro stazioni televisive a disposizione, e i cinema controllati da una mezza dozzina di società, la via maestra per costruire un gigantesco successo commerciale era quella di produrre contenuti graditi sostanzialmente a tutti. L’intrattenimento popolare trasudava un sentimento di americanità che per lungo tempo è sembrato genuino. Una cultura popolare universale ha fornito ai politici un linguaggio condiviso e un quadro di riferimento attraverso il quale poter parlare in maniera convincente alla nazione intera. L’oratoria piuttosto formale di Franklin Roosevelt era sostenuta dal tono amichevole e familiare delle sue chiacchierate al caminetto trasmesse via radio. (…) Ronald Reagan, il maestro della comunicazione, ha passato la vita su ciascuno dei tre media principali – radio, cinema, televisione. Le battute gli venivano naturali, riflettevano i valori che aveva amato nei suoi giorni da Democratico liberal nella parte meridionale e repubblicana dell’Illinois, e in quelli da Repubblicano conservatore in una Hollywood sempre più democratica: tolleranza, senso del pudore, rispetto per le persone comuni, per i loro problemi e i loro successi spesso ignorati. Il mondo di oggi è invece animato da culture popolari di nicchia, disponibili su centinaia di canali televisivi e su internet. Rush Limbaugh e Jon Stewart sono conduttori e commentatori politici dotati, ma non cercano un’audience universale come faceva Will Rogers. (…)
Per questo il linguaggio della cultura popolare non è più a disposizione dei politici. Per esempio, considerate lo spot per la rielezione di Ronald Reagan “Morning in America” (è su YouTube). Era brillante, ma oggi non funzionerebbe. La voce fuori campo ripeteva statistiche (Reagan le amava) per dimostrare che prosperità e crescita erano tornate: chi ricordava la Grande depressione aveva la rassicurazione che le tenebre dell’economia si erano diradate. E poi guardate le immagini. La prima è una veduta di San Francisco, anatema per i conservatori d’oggi. Poi vedete un’anziana signora con un vestito senza troppo stile, commossa per un matrimonio (di quelli tra persone di sesso opposto). Le bandiere sventolano, il che farebbe trasalire alcuni liberal di oggi. Dopo questo, il Campidoglio illuminato di sera – simbolo di quei politici del Congresso che oggi molti elettori detestano.
L’America del Midcentury Moment era nient’altro che questo. Oggi la politica americana è tornata alla sua combattiva, partigiana e divisiva modalità naturale. Nel decennio successivo al 1790, gli americani si dividevano fra loro su una guerra globale tra la potenza commerciale britannica e la Francia rivoluzionaria. Il conflitto politico era aspro. Negli anni che precedettero la Prima guerra mondiale, gli americani erano divisi anche su questioni che andavano dalla Banca centrale degli Stati Uniti alla schiavitù. Per tre generazioni dopo la Guerra civile, americani del nord e del sud hanno vissuto praticamente separati. Il Midcentury Moment è nato da tre eventi inattesi, due dei quali avversi – la depressione, la guerra e la prosperità post bellica – ed è stato comunicato nel linguaggio di una cultura popolare insolitamente vivida e universale. Una volta tramontati questi fenomeni – ed è difficile capire come potrebbero tornare – è improbabile che i nostri politici possano andare tutti d’accordo.
L’America del Midcentury Moment era nient’altro che questo. Oggi la politica americana è tornata alla sua combattiva, partigiana e divisiva modalità naturale. Nel decennio successivo al 1790, gli americani si dividevano fra loro su una guerra globale tra la potenza commerciale britannica e la Francia rivoluzionaria. Il conflitto politico era aspro. Negli anni che precedettero la Prima guerra mondiale, gli americani erano divisi anche su questioni che andavano dalla Banca centrale degli Stati Uniti alla schiavitù. Per tre generazioni dopo la Guerra civile, americani del nord e del sud hanno vissuto praticamente separati. Il Midcentury Moment è nato da tre eventi inattesi, due dei quali avversi – la depressione, la guerra e la prosperità post bellica – ed è stato comunicato nel linguaggio di una cultura popolare insolitamente vivida e universale. Una volta tramontati questi fenomeni – ed è difficile capire come potrebbero tornare – è improbabile che i nostri politici possano andare tutti d’accordo.
di Michael Barone
Copyright Wall Street Journal, per gentile concessione di MF/Milano Finanza. Michael Barone è resident fellow dell’American Enterprise Institute. Traduzione di Alberto Brambilla e Marco Valerio Lo Prete